La questione energetica è ritornata centrale nel dibattito – dopo i “fasti” della prima crisi petrolifera degli anni ’70 – con un impeto molto maggiore, legato al connubio con la questione ambientale che nel frattempo è esplosa sul fronte del riscaldamento globale. La disponibilità di energia è alla base del nostro modello di società aperta, figlia della rivoluzione industriale. Ad ogni cambiamento delle fonti primarie di energia (oggi è la volta dei combustibili petroliferi, ma nel passato lo è stato per il legno e poi per il carbone) sono associate profonde modificazioni di assetti geopolitici, industriali e sociali che trasformano la civiltà. L’energia è un tema trasversale, che interessa le imprese – produttrici e utilizzatrici – i consumatori e oggi - sempre più – gli investitori. Interessi, ideologie, punti di vista si confrontano quotidianamente in un’arena sempre più infuocata e …fumosa: vorremmo contribuire ad “aumentare l’efficienza di combustione e diminuire la fumosità” di questa arena attraverso il rigore dei numeri e l’analisi serrata delle ipotesi alla base delle opinioni.

 
 
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Topolino e la fusione fredda

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Mi ricordo di aver letto, da piccolo, una storia su “Topolino” in cui si parlava della fusione fredda: era carina, parlava di due scienziati che cercavano di unire due gusti di gelato dopo averli prodotti senza farli sciogliere per crearne un terzo…

Devo dire che tutt’ora mi sembra una sfida interessante, e mi chiedo se qualcuno è mai riuscito nell’intento. Ma la sfida di fusione di cui vorrei parlare qui è molto più pratica e ha molti risvolti per il futuro energetico del pianeta (anche se per qualcuno potrebbe essere meno interessante…): la fusione cosiddetta “a freddo” di due nuclei atomici.
Dopo vent’anni dalle prime insoddisfacenti prove effettuate da Fleischmann e Pons, finalmente il 22 maggio, presso l’Università di Osaka, Yoshiaki Arata è riuscito a controllare la “fusione” di atomi di deuterio avendo come risultato energia ed elio.
Uno degli aspetti più interessanti della fusione fredda è il fatto che né i reagenti né i prodotti della reazione sono pericolosi per l’uomo o per l’ambiente: il deuterio è infatti un isotopo stabile dell’idrogeno relativamente abbondante in natura (il che significa che oltre ad essere un elemento “naturale” non emette radiazioni di alcun tipo), l’elio è il gas nobile più leggero e pertanto è inerte (non reagisce e non si combina spontaneamente con altri elementi, la sua eventuale produzione massiccia porterebbe solo a un gran numero di palloncini che volano nel cielo) e l’energia… beh, è quella che vorremmo produrre in modo “pulito”, no?
L’esperimento andato a buon fine qualche giorno fa ha visto la diffusione di deuterio gassoso a 50 atmosfere su un catalizzatore di palladio e ossido di zirconio di 7 grammi in massa: nonostante le quantità minime e il tempo di funzionamento di circa un’ora e mezza (è stato poi volontariamente fermato il processo), l’energia estratta è stata pari a 100.000 Joule, ossia quanta ne basta per innalzare di 25°C la temperatura di un litro d’acqua.
A valle dell’esperimento è stata controllata la quantità di elio prodotto, che era assolutamente compatibile con le previsioni teoriche e con la quantità di energia estratta, a conferma del funzionamento del processo.
Come disse qualcuno, questo è un grande passo per l’umanità: ora resta “solamente” da ripetere l’esperimento con quantità maggiori di catalizzatore per ottenere un quantitativo di energia prodotta interessante per scopi industriali e provvedere alla separazione dell’elio prodotto dal catalizzatore per poter riutilizzare quest’ultimo: la speranza è che non siano necessari altri vent’anni, ma anche se lo fossero sono assolutamente disposto ad aspettarli, se i risultati sono questi.


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