La questione energetica è ritornata centrale nel dibattito – dopo i “fasti” della prima crisi petrolifera degli anni ’70 – con un impeto molto maggiore, legato al connubio con la questione ambientale che nel frattempo è esplosa sul fronte del riscaldamento globale. La disponibilità di energia è alla base del nostro modello di società aperta, figlia della rivoluzione industriale. Ad ogni cambiamento delle fonti primarie di energia (oggi è la volta dei combustibili petroliferi, ma nel passato lo è stato per il legno e poi per il carbone) sono associate profonde modificazioni di assetti geopolitici, industriali e sociali che trasformano la civiltà. L’energia è un tema trasversale, che interessa le imprese – produttrici e utilizzatrici – i consumatori e oggi - sempre più – gli investitori. Interessi, ideologie, punti di vista si confrontano quotidianamente in un’arena sempre più infuocata e …fumosa: vorremmo contribuire ad “aumentare l’efficienza di combustione e diminuire la fumosità” di questa arena attraverso il rigore dei numeri e l’analisi serrata delle ipotesi alla base delle opinioni.

 
 
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Specchio, specchio delle mie brame

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Chi è la più bella del reame? Sarebbe decisamente interessante se i 182.000 specchi parabolici che compongono la centrale elettrica di Nevada Solar One potessero rispondere alla celebre domanda, opportunamente modificata in “come sarà il futuro del reame?”.

L’impianto è operativo dalla fine del giugno scorso e produce 64 MW di potenza elettrica sfruttando l’energia solare. Ecco, starete pensando, è sempre la solita storia, come fanno quattro pannelli fotovoltaici a far sempre parlare di sé? Cosa c’è di nuovo (a parte le potenze in gioco)? C’è bisogno di uno specchio magico per capire come sarà il futuro di questa roba? Ed è qui che vi sbagliate: questa volta si tratta di un processo un po’ diverso: l’energia solare non è utilizzata direttamente in pannelli fotovoltaici per essere trasformata in energia elettrica; essa viene invece concentrata grazie alle migliaia di specchi parabolici su un tubo lungo circa 73 km contenente un fluido che viene così scaldato ed è poi in grado a sua volta di portare ad ebollizione acqua, il cui vapore viene utilizzato per muovere le turbine in grado di generare energia elettrica. Insomma, è molto più difficile spiegarlo che immaginarselo: il tutto è analogo a prendere una centrale a carbone e sostituire la caldaia alimentata a carbone con uno scambiatore di calore che permetta al fluido scaldato dal sole di trasferire la sua energia termica al contenuto della caldaia stessa. Se vogliamo farla semplice e (pericolosamente) accattivante, questo equivale a sostituire la combustione di prodotti fossili con la concentrazione di raggi solari.
La tecnologia su cui Nevada Solar One si basa risale agli anni ottanta ma il suo utilizzo non è mai decollato a causa delle enormi dimensioni richieste dall’installazione di decine di migliaia di specchi e di chilometri di tubi (si pensi soltanto che la centrale elettrica in questione occupa circa 400 acri, ossia più di 1,6 km2, più o meno 230 campi da calcio), e soprattutto a causa del forte innalzamento dei costi dell’energia prodotta in questo modo (15-20 centesimi di dollaro per kWh, contro i 10 centesimi di una centrale a carbone – fonte International Herald Tribune). Quest’ultimo ostacolo nell’ultimo periodo si è però ridimensionato a causa del continuo innalzamento dei prezzi dei combustibili fossili, e questo spiega come mai ci sono già dieci progetti in fase avanzata per centrali di questo tipo in California, Arizona e Nevada oltre a otto centrali in fase di costruzione in Spagna, Algeria e Marocco… stiamo arrivando al punto di svolta? Ecco perché vorrei che questi specchi fossero magici e potessero rispondermi!

Immagine wikipedia.


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