La questione energetica è ritornata centrale nel dibattito – dopo i “fasti” della prima crisi petrolifera degli anni ’70 – con un impeto molto maggiore, legato al connubio con la questione ambientale che nel frattempo è esplosa sul fronte del riscaldamento globale. La disponibilità di energia è alla base del nostro modello di società aperta, figlia della rivoluzione industriale. Ad ogni cambiamento delle fonti primarie di energia (oggi è la volta dei combustibili petroliferi, ma nel passato lo è stato per il legno e poi per il carbone) sono associate profonde modificazioni di assetti geopolitici, industriali e sociali che trasformano la civiltà. L’energia è un tema trasversale, che interessa le imprese – produttrici e utilizzatrici – i consumatori e oggi - sempre più – gli investitori. Interessi, ideologie, punti di vista si confrontano quotidianamente in un’arena sempre più infuocata e …fumosa: vorremmo contribuire ad “aumentare l’efficienza di combustione e diminuire la fumosità” di questa arena attraverso il rigore dei numeri e l’analisi serrata delle ipotesi alla base delle opinioni.

 
 
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Libertà di viaggiare

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Il tema della regolamentazione delle emissioni di gas serra è quanto mai attuale, e da qualche tempo si è estesa la preoccupazione anche al trasporto aereo: sono ormai mesi che si parla di utilizzo sperimentale di bio-combustibili su propulsori aeronautici, sperimentazioni che in Europa sono finanziate dalla Commissione di Bruxelles.

Lo stesso Parlamento Europeo adesso propone di estendere a tutti i velivoli che decollano o atterrano in uno stato dell’unione il modello di regolamentazione delle emissioni basato sull’acquisto di “crediti per l’emissione di CO2” già in uso in altri settori.
Poiché un viaggio Parigi-New York produce circa 525 Kg di CO2 per passeggero (calcolo reso disponibile da http://www.aviation-civile.gouv.fr/), questa mossa ha evidentemente suscitato l’indignazione dell’intera industria aeronautica e ha provocato ampie critiche sia da parte degli ambientalisti (che la ritengono una soluzione troppo poco incisiva), sia da parte della IATA, che teme si tratti di una manovra politica che “potrebbe condurre a liti diplomatiche e commerciali” (traduzione libera da http://www.iht.com/articles/2007/11/13/business/air.php?WT.mc_id=rssbusiness).
La ricaduta di una simile manovra sul prezzo del biglietto è un aspetto a mio giudizio non secondario: nell’era in cui il low-cost ha reso l’aereo un mezzo di trasporto di massa, bisogna fare i conti anche con il portafoglio del singolo utente finale che non vuole rinunciare alla libertà di viaggiare.
Personalmente amo viaggiare e considero il volo come una delle esperienze più belle ma mi chiedo: questa libertà quanto vale? Tanto da non smuoverci dallo status quo, anche se con provvedimenti sicuramente migliorabili?


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