La questione energetica è ritornata centrale nel dibattito – dopo i “fasti” della prima crisi petrolifera degli anni ’70 – con un impeto molto maggiore, legato al connubio con la questione ambientale che nel frattempo è esplosa sul fronte del riscaldamento globale. La disponibilità di energia è alla base del nostro modello di società aperta, figlia della rivoluzione industriale. Ad ogni cambiamento delle fonti primarie di energia (oggi è la volta dei combustibili petroliferi, ma nel passato lo è stato per il legno e poi per il carbone) sono associate profonde modificazioni di assetti geopolitici, industriali e sociali che trasformano la civiltà. L’energia è un tema trasversale, che interessa le imprese – produttrici e utilizzatrici – i consumatori e oggi - sempre più – gli investitori. Interessi, ideologie, punti di vista si confrontano quotidianamente in un’arena sempre più infuocata e …fumosa: vorremmo contribuire ad “aumentare l’efficienza di combustione e diminuire la fumosità” di questa arena attraverso il rigore dei numeri e l’analisi serrata delle ipotesi alla base delle opinioni.

 
 
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L’alga è potere

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Vi sembra strano? Forse anche a giganti industriali come Chevron, Honywell e Boeing, che da poco hanno cominciato ad investire seriamente in R&D per ottenere biodiesel dalle alghe.

Oggi il processo è laborioso ma si lavora su più fronti per renderlo industrializzabile: forse il più eclatante è la manipolazione genetica delle alghe stesse con l’obiettivo di creare organismi che producano olio continuativamente.
Ma come mai si stanno stanziando così tante risorse in questa direzione?
In primo luogo la coltivazione di alghe non richiede grandi volumi di acqua “di primo utilizzo” come la coltivazione del grano: è sufficiente acqua salata o anche acqua di scarto; in secondo luogo le alghe hanno una crescita fino a 40 volte più veloce rispetto alle altre specie vegetali, inoltre hanno una densità di energia estraibile superiore.
Da ultimo è importante tener conto delle dichiarazioni effettuate a fine ottobre da Jean Ziegler, curatore del dossier sul diritto al cibo per le Nazioni Unite, che ha definito “crimine contro l’umanità” l’uso dei cereali per la produzione di carburanti alternativi.


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