La questione energetica è ritornata centrale nel dibattito – dopo i “fasti” della prima crisi petrolifera degli anni ’70 – con un impeto molto maggiore, legato al connubio con la questione ambientale che nel frattempo è esplosa sul fronte del riscaldamento globale. La disponibilità di energia è alla base del nostro modello di società aperta, figlia della rivoluzione industriale. Ad ogni cambiamento delle fonti primarie di energia (oggi è la volta dei combustibili petroliferi, ma nel passato lo è stato per il legno e poi per il carbone) sono associate profonde modificazioni di assetti geopolitici, industriali e sociali che trasformano la civiltà. L’energia è un tema trasversale, che interessa le imprese – produttrici e utilizzatrici – i consumatori e oggi - sempre più – gli investitori. Interessi, ideologie, punti di vista si confrontano quotidianamente in un’arena sempre più infuocata e …fumosa: vorremmo contribuire ad “aumentare l’efficienza di combustione e diminuire la fumosità” di questa arena attraverso il rigore dei numeri e l’analisi serrata delle ipotesi alla base delle opinioni.

 
 
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La prima mossa

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In un momento di forte discussione sul tema dei bio-combustibili, Virgin Atlantic annuncia un punto di svolta nella sperimentazione per l’utilizzo degli stessi sui velivoli commerciali.

A Febbraio infatti effettuerà il primo test su un Boeing 747-400 equipaggiato con motori GE Aviation in volo tra Londra ed Amsterdam senza passeggeri. Il volo di prova vedrà i serbatoi pieni di bio-combustibile solo al 20%, mentre il restante 80% sarà carburante convenzionale. A tutti coloro che stanno pensando che sostituire solo il 20% è poco, ricordo che questo sarà in assoluto il primo volo di prova effettuato da un velivolo civile, insomma: è un primo passo!
Virgin Atlantic non ha reso nota la provenienza del bio-combustibile che utilizzerà, ma ha garantito che non proviene da fonti che richiederebbero coltivazioni troppo estese per fornirlo (andando così in competizione con la produzione di cibo). A questo proposito è interessante leggere uno studio presente sul sito di Boeing, sulla base del quale ho effettuato quattro “conti della serva”.
Lo studio afferma che per alimentare i soli voli interni USA con bio-combustibile al 15% sarebbe necessaria un’area coltivata a semi di soia pari all’estensione dello stato della Florida (170.451 km quadrati); questo equivale ad affermare che per alimentare l’intera flotta mondiale con bio-combustibile al 100% bisognerebbe coltivare a semi di soia una superficie pari a quella dell’Europa (10.400.000 km quadrati), senza tener conto delle modifiche necessarie ai motori e delle differenze di apporto energetico tra i bio-combustibili e quelli tradizionali.
Lo stesso studio propone invece l’utilizzo di alghe per la produzione di bio-combustibile, affermando che in questo caso per alimentare al 100% l’intera flotta mondiale sarebbe sufficiente coltivare un’area pari all’estensione dello stato del Maryland (32.160 km quadrati, una volta e mezza l’estensione della Lombardia).
A coronamento di questi risultati, già strabilianti in sé, vale la pena considerare che i dati presentati portano ad un contenuto energetico delle alghe 300 volte superiore rispetto a quello dei semi di soia, inoltre la coltivazione di alghe può essere effettuata anche in acqua salata, evitando così lo spreco di acque dolci.
Detto questo, non ci resta che aspettare la fine di Febbraio per vedere i risultati e scoprire i particolari della prova.


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