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   <title>Energy Insight.it</title>
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   <updated>2008-05-30T15:06:40Z</updated>
   <subtitle>La questione energetica è ritornata centrale nel dibattito – dopo i “fasti” della prima crisi petrolifera degli anni ’70 – con un impeto molto maggiore, legato al connubio con la questione ambientale che nel frattempo è esplosa sul fronte del riscaldamento globale. 
La disponibilità di energia è alla base del nostro modello di società aperta, figlia della rivoluzione industriale.  Ad ogni cambiamento delle fonti primarie di energia (oggi è la volta dei combustibili petroliferi, ma nel passato lo è stato per il legno e poi per il carbone) sono associate profonde modificazioni di assetti geopolitici, industriali e sociali che trasformano la civiltà.   
L’energia è un tema trasversale, che interessa le imprese – produttrici e utilizzatrici – i consumatori e oggi - sempre più – gli investitori. Interessi, ideologie, punti di vista si confrontano quotidianamente in un’arena sempre più infuocata e …fumosa: vorremmo contribuire ad “aumentare l’efficienza di combustione e diminuire la fumosità” di questa arena attraverso il rigore dei numeri e l’analisi serrata delle ipotesi alla base delle opinioni.</subtitle>

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   <title>Topolino e la fusione fredda</title>
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   <published>2008-05-30T14:58:31Z</published>
   <updated>2008-05-30T15:06:40Z</updated>
   
   <summary> Mi ricordo di aver letto, da piccolo, una storia su “Topolino” in cui si parlava della fusione fredda: era carina, parlava di due scienziati che cercavano di unire due gusti di gelato dopo averli prodotti senza farli sciogliere per...</summary>
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      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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   <category term="59" label="fusione fredda" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
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      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/fusione_fredda.gif"><img alt="fusione_fredda.gif" src="http://www.energyinsight.it/images/fusione_fredda-thumb.gif" width="200" height="115" /></a>
Mi ricordo di aver letto, da piccolo, una storia su “Topolino” in cui si parlava della fusione fredda: era carina, parlava di due scienziati che cercavano di unire due gusti di gelato dopo averli prodotti senza farli sciogliere per crearne un terzo…]]>
      Devo dire che tutt’ora mi sembra una sfida interessante, e mi chiedo se qualcuno è mai riuscito nell’intento. Ma la sfida di fusione di cui vorrei parlare qui è molto più pratica e ha molti risvolti per il futuro energetico del pianeta (anche se per qualcuno potrebbe essere meno interessante…): la fusione cosiddetta “a freddo” di due nuclei atomici.
Dopo vent’anni dalle prime insoddisfacenti prove effettuate da Fleischmann e Pons, finalmente il 22 maggio, presso l’Università di Osaka, Yoshiaki Arata è riuscito a controllare la “fusione” di atomi di deuterio avendo come risultato energia ed elio.
Uno degli aspetti più interessanti della fusione fredda è il fatto che né i reagenti né i prodotti della reazione sono pericolosi per l’uomo o per l’ambiente: il deuterio è infatti un isotopo stabile dell’idrogeno relativamente abbondante in natura (il che significa che oltre ad essere un elemento “naturale” non emette radiazioni di alcun tipo), l’elio è il gas nobile più leggero e pertanto è inerte (non reagisce e non si combina spontaneamente con altri elementi, la sua eventuale produzione massiccia porterebbe solo a un gran numero di palloncini che volano nel cielo) e l’energia… beh, è quella che vorremmo produrre in modo “pulito”, no?
L’esperimento andato a buon fine qualche giorno fa ha visto la diffusione di deuterio gassoso a 50 atmosfere su un catalizzatore di palladio e ossido di zirconio di 7 grammi in massa: nonostante le quantità minime e il tempo di funzionamento di circa un’ora e mezza (è stato poi volontariamente fermato il processo), l’energia estratta è stata pari a 100.000 Joule, ossia quanta ne basta per innalzare di 25°C la temperatura di un litro d’acqua.
A valle dell’esperimento è stata controllata la quantità di elio prodotto, che era assolutamente compatibile con le previsioni teoriche e con la quantità di energia estratta, a conferma del funzionamento del processo.
Come disse qualcuno, questo è un grande passo per l’umanità: ora resta “solamente” da ripetere l’esperimento con quantità maggiori di catalizzatore per ottenere un quantitativo di energia prodotta interessante per scopi industriali e provvedere alla separazione dell’elio prodotto dal catalizzatore per poter riutilizzare quest’ultimo: la speranza è che non siano necessari altri vent’anni, ma anche se lo fossero sono assolutamente disposto ad aspettarli, se i risultati sono questi.

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   <title>SolarExpo di Verona, l’intervento dell’Ing. Pistorio</title>
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   <published>2008-05-23T08:54:28Z</published>
   <updated>2008-05-26T08:57:22Z</updated>
   
   <summary> Ho trovato molto illuminante l’intervento dell’ingegner Pistorio di settimana scorsa al SolarExpo, presso la Fiera di Verona....</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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   <category term="55" label="Industria 2015" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   <category term="53" label="Pistorio" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
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      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/SolarExpo_VR.gif"><img alt="SolarExpo_VR.gif" src="http://www.energyinsight.it/images/SolarExpo_VR-thumb.gif" width="250" height="25" /></a>
Ho trovato molto illuminante l’intervento dell’ingegner Pistorio di settimana scorsa al SolarExpo, presso la Fiera di Verona.]]>
      Nel discorso non poteva ovviamente mancare la citazione alla continua crescita del prezzo del petrolio a cui stiamo assistendo e questo, assieme alla forte instabilità politica dell’area medio-orientale, ha dato l’introduzione alle motivazioni per la spinta verso le energie rinnovabili. Nel contesto attuale infatti, all’attenzione verso i benefici ambientali si sta affiancando un divario di costo sempre minore tra l’utilizzo delle fonti fossili e quelle rinnovabili per la produzione di energia.
Per questi motivi nell’ambito del progetto Industria 2015 sono stati stanziati 250 milioni di euro su un arco temporale di 3 anni per ricerca e sviluppo in ambito fotovoltaico, e poiché il progetto prevede che il finanziamento sia pari ad un terzo degli investimenti, questo significa che nei suddetti 3 anni verranno investiti 750 milioni di euro in ricerca e sviluppo in tale ambito. L’obiettivo di tutto questo è, in primo luogo, abbattere i costi della tecnologia fotovoltaica, che oggi sono i principali responsabili della sua mancata diffusione (che attualmente viene spinta artificialmente dal conto energia), fino a raggiungere il singolo euro per ogni watt di picco installato entro il 2015 (oggi siamo nell’ordine dei 3,00 – 3,20 €). In secondo luogo si punta all’aumento dell’efficienza reale dei pannelli dal 10 – 12% attuale al 20% entro il 2020: in questo senso si prevede che i pannelli a film sottile siano il futuro in quanto quelli tradizionali hanno già raggiunto una certa maturità e non sono prevedibili miglioramenti più che marginali.
Forse tutto questo non sarà la panacea ai problemi energetici del nostro tempo, però sicuramente oltre a spingere sull’acceleratore della ricerca di alternative energetiche che ci possano garantire un minore impatto ambientale e una maggiore indipendenza dai grandi produttori di combustibili fossili, dà anche una bella boccata di ossigeno alle attività di ricerca nostrane… non ci resta che sperare nei migliori risultati!

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   <title>Fiumi di polemiche</title>
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   <published>2008-04-21T13:19:45Z</published>
   <updated>2008-04-21T13:21:38Z</updated>
   
   <summary> Da quando l’anno scorso l’Unione Europea ha deciso di inserire nei piani di riduzione delle emissioni di CO2 l’utilizzo di biocombustibili, la polemica è stata sempre più infuocata....</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Biomasse" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="36" label="biocombustibili" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
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      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/fiumi_di_polemiche.jpg"><img alt="fiumi_di_polemiche.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/fiumi_di_polemiche-thumb.jpg" width="200" height="135" /></a>
Da quando l’anno scorso l’Unione Europea ha deciso di inserire nei piani di riduzione delle emissioni di CO2 l’utilizzo di biocombustibili, la polemica è stata sempre più infuocata.]]>
      L’obiettivo comunitario è di arrivare per il 2020 ad avere il 10% dei combustibili per i mezzi di trasporto derivanti da biomasse.
Secondo molti questo è in forte contrasto con l’approvvigionamento di cibo, in quanto le coltivazioni destinate alla produzione di biocombustibili sottraggono terreno utile alle coltivazioni per fini alimentari. Altro tasto dolente sono le riserve idriche: ci si chiede quanto sia morale nella situazione climatica attuale utilizzare riserve di acqua dolce per irrigare campi che produrranno biocombustibile…
Non voglio in questa sede entrare nel merito delle polemiche, mi limito a citare le parole di Jeroer Van der Veer, chief executive di Shell, il quale afferma che i biocombustibili non sono la panacea per i problemi energetici del nostro tempo, ma che ogni fonte di energia deve essere valutata e, se possibile, sfruttata per far fronte alla sempre crescente domanda.
Tornando a bomba sui biocombustibili, è interessante notare che comunque anche Van der Veer ha dei dubbi sulla loro utilità nel breve periodo, essendo invece più ottimista sul ruolo che occuperanno a lungo termine. Questo perché il punto su cui focalizzarsi non è tanto il biocombustibile in sé, quanto le fonti e i mezzi con cui viene prodotto: oggi i biocombustibili sono prodotti da coltivazioni di mais, grano, soia, ecc. e la loro coltivazione richiede un importante investimento di energia (riducendo così i benefici finali). Nel lungo periodo si auspica invece che i cosiddetti biocombustibili di seconda generazione (non in competizione con la produzione di cibo – derivano infatti principalmente da scarti di materiale vegetale, le ricerche più avanzate sono sull’utilizzo diretto della cellulosa – e con un investimento energetico per la produzione inferiore) passeranno dalla fase di sperimentazione a quella di produzione industriale.
La speranza è che il “salto generazionale” possa davvero portare delle risposte alla domanda energetica facendo nel contempo cessare le polemiche.

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   <title>Volano anche gli asini</title>
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   <published>2008-04-07T12:08:30Z</published>
   <updated>2008-04-07T12:17:39Z</updated>
   
   <summary> Signore e signori, è ufficiale: da ieri volano anche gli asini! Ieri è stato infatti fatto volare per la prima volta un velivolo con pilota la cui fonte energetica è nientemeno che l’idrogeno, tramite… celle a combustibile!...</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Aereo" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
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      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/volano_anche_gli_asini.jpg"><img alt="volano_anche_gli_asini.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/volano_anche_gli_asini-thumb.jpg" width="200" height="150" /></a>
Signore e signori, è ufficiale: da ieri volano anche gli asini!
Ieri è stato infatti fatto volare per la prima volta un velivolo con pilota la cui fonte energetica è nientemeno che l’idrogeno, tramite… celle a combustibile!

]]>
      <![CDATA[Pausa… vi lascio il tempo per i vostri “oooh!”, e i vostri “caspiterina!”…
Riprendo, e vi spiego perché penso che questa mossa sia solo ed esclusivamente una bella trovata pubblicitaria. Prendiamo ad esempio il modello <a href="http://www.ballard.com/files/pdf/Spec_Sheets/SPC5101559-0B_Ver_3_Mark1020_ACS.pdf">Mark1020 ACS™ della Ballard</a>: si tratta di una cella a combustibile del volume di 12,7 litri, con massa pari a 10,6 kg, che è in grado di erogare 1,63 kW di potenza. Dall’altro lato prendiamo un velivolo ultraleggero come il P92 della <a href="http://www.tecnam.com/">Tecnam</a> (so che ce ne sono di più recenti, ma questo va benissimo per sviluppare l’esempio in questione), che ha come propulsore un motore a combustione interna in grado di fornire una potenza di 80 HP (circa 60kW).
Ora facciamo due conti banali: per raggiungere la potenza installata sul P92 in questione utilizzando le celle a combustibile analizzate sopra, senza considerare nessun altro ostacolo all’utilizzo, servirebbe uno stack formato da circa 37 celle, per una massa totale di 392,2 kg (ricordo che per legge i velivoli ultraleggeri devono avere un peso massimo al decollo di 450 kg) e un volume di 470 litri. In pratica, per non sforare il peso al decollo, se l’aereo in questione fosse equipaggiato con celle a combustibile al posto di motore a combustione interna, non dovrebbe avere né struttura né impianti, e potrei volarci solo io che sono clamorosamente sottopeso (60 kg) stando seduto sulle celle a combustibile e… ah, dimenticavo… non potrebbe avere neanche i serbatoi: o loro o me come pilota!
Insomma, è chiaro che questo post non vuole essere esaustivo sulle possibilità delle celle a combustibile nel campo dell’aviazione, vuole solo essere un monito a non farci abbindolare da tutte le informazioni che riceviamo: non credo che né io né i miei nipoti vedremo mai un 747 volare sfruttando le celle a combustibile! Ma questa sperimentazione è sicuramente interessante per studiarne i comportamenti in quota e, perché no, applicarle a piccoli velivoli privi di pilota o come fonte di potenza per le APU (Auxiliary Power Unit) e gli impianti secondari a bordo di grossi velivoli civili.
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   <title>Un mondo ibrido</title>
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   <id>tag:www.energyinsight.it,2008://1.39</id>
   
   <published>2008-03-21T09:24:01Z</published>
   <updated>2008-03-21T09:27:50Z</updated>
   
   <summary> Questa sembra essere la visione di Bob Lutz, vice presidente di GM. Le richieste del congresso USA per i produttori di autoveicoli sono infatti piuttosto stringenti: proporre una gamma di veicoli che percorra in media 35 miglia per gallone...</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Auto/moto" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="46" label="GM ibrido" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
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      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/un_mondo_ibrido.jpg"><img alt="un_mondo_ibrido.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/un_mondo_ibrido-thumb.jpg" width="200" height="151" /></a>
Questa sembra essere la visione di Bob Lutz, vice presidente di <a href="http://www.gm.com/">GM</a>.
Le richieste del congresso USA per i produttori di autoveicoli sono infatti piuttosto stringenti: proporre una gamma di veicoli che percorra in media 35 miglia per gallone (circa 15 km/l) entro il 2020; e la tecnologia che sembra più facilmente utilizzabile in tempi così brevi è appunto la propulsione ibrida.
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      <![CDATA[Lo scenario che Lutz prospetta prevede che l’80% della gamma prodotti di ciascun produttore sia caratterizzata entro il 2020 da una qualche forma di ibrido, e in questa ottica si sta muovendo GM che a fine 2008 avrà in catalogo ben 8 modelli ibridi, tra cui alcuni ibridi “mild” che permettono un risparmio di carburante limitato ma sono economicamente più abbordabili. Ad oggi infatti uno degli ostacoli alla diffusione dei veicoli ibridi è il loro costo, maggiore di circa 6-7 mila dollari rispetto agli stessi veicoli con motorizzazione tradizionale.
Esiste però una fascia di veicoli per i quali il futuro non è ancora così ben definito agli occhi di Lutz: sono i cosiddetti veicoli pesanti. Per questi c’è ancora molto lavoro da fare per trovare una via certa verso una drastica riduzione dei consumi, citando le parole di Lutz riportate da <a href="http://www.detnews.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20080319/BIZ/803190474/1148/rss25">detnews.com</a>: “Non la conosciamo [la via ndr]. Accettiamo suggerimenti”.
Il nostro suggerimento è di controllare il sito di <a href="http://www.volvo.com/trucks/global/en-gb/aboutus/environmental_care/The_Volvo_FM_Hybrid_Concept/">Volvo</a>, che sta sviluppando dal 1995 la tecnologia ibrida da applicare ai camion che permetterebbe un risparmio dei consumi fino al 35%, e che sarà probabilmente sul mercato nel giro di qualche anno.
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   <title>C’era una volta il lampionario…</title>
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   <id>tag:www.energyinsight.it,2008://1.37</id>
   
   <published>2008-03-16T10:06:52Z</published>
   <updated>2008-03-16T10:10:07Z</updated>
   
   <summary> Vi ricordate quando ogni sera in città si aggiravano individui con lunghi bastoni per accendere i lampioni a gas? Beh, probabilmente no, in effetti anche io non me li ricordo perché quando sono nato era già qualche decennio che...</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Illuminazione" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="41" label="lampioni a led" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
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      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/c_era_una_volta_il_lampionario.jpg"><img alt="c_era_una_volta_il_lampionario.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/c_era_una_volta_il_lampionario-thumb.jpg" width="133" height="200" /></a>
Vi ricordate quando ogni sera in città si aggiravano individui con lunghi bastoni per accendere i lampioni a gas? Beh, probabilmente no, in effetti anche io non me li ricordo perché quando sono nato era già qualche decennio che erano entrati nell’uso corrente i lampioni a energia elettrica!]]>
      <![CDATA[Però dalle testimonianze che abbiamo sappiamo che nel campo dell’illuminazione pubblica l’avvento dell’energia elettrica fu una vera e propria rivoluzione, e da allora le lampade utilizzate hanno subito miglioramenti che le hanno portate ad essere più efficienti in termini di consumi e a richiedere sempre meno manutenzione a causa dell’allungamento della loro vita media.
Oggi però siamo di fronte ad una nuova rivoluzione nel processo evolutivo dell’illuminazione pubblica: l’utilizzo di led al posto delle lampade tradizionali. È già qualche anno che questo tipo di illuminazione viene impiegata in parchi o aree di sosta, ma non era mai accaduto in Italia che ad essere illuminato in questo modo fosse un tratto di strada, utilizzo che richiede potenze elevate.
Non era mai accaduto prima, ma oggi su un tratto stradale nel comune di Scandiano, provincia di Reggio Emilia, splendono otto lampioni a led. Parlando di miglioramenti in ambito di efficienza energetica e di vita media, si tratta veramente di una rivoluzione in quanto si passa dai 250 W di una lampada tradizionale ai circa 125 W dei led (il 50% di potenza elettrica assorbita in meno a parità di illuminazione) e la durata è superiore alle 50.000 ore di utilizzo, ossia oltre 12 anni.
Oltre a questi dati, già di per sé sufficienti a spiegare l’utilizzo del termine “rivoluzione” al posto di “evoluzione”, i lampioni a led hanno anche alcuni vantaggi accessori non trascurabili, come per esempio l’accensione immediata e l’assenza di sfarfallio del fascio luminoso.
A questo punto c’è da chiedersi: entro quanto tempo i led manderanno in pensione le lampade tradizionali come queste avevano fatto con i lampionari?

Fonte <em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/03/scandiano-risparmio-energetico.shtml?uuid=d38dd63c-f1c5-11dc-b9e6-00000e25108c&type=Libero">Il Sole 24 Ore</a></em>
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   <title>Specchio, specchio delle mie brame</title>
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   <id>tag:www.energyinsight.it,2008://1.36</id>
   
   <published>2008-03-10T16:19:24Z</published>
   <updated>2008-03-10T16:23:53Z</updated>
   
   <summary> Chi è la più bella del reame? Sarebbe decisamente interessante se i 182.000 specchi parabolici che compongono la centrale elettrica di Nevada Solar One potessero rispondere alla celebre domanda, opportunamente modificata in “come sarà il futuro del reame?”....</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Solare" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="39" label="solare termico" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
   <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.energyinsight.it/blog/">
      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/specchio_dcelle_mie_brame.jpg"><img alt="specchio_dcelle_mie_brame.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/specchio_dcelle_mie_brame-thumb.jpg" width="200" height="150" /></a>
Chi è la più bella del reame? Sarebbe decisamente interessante se i 182.000 specchi parabolici che compongono la centrale elettrica di Nevada Solar One potessero rispondere alla celebre domanda, opportunamente modificata in “come sarà il futuro del reame?”.]]>
      <![CDATA[L’impianto è operativo dalla fine del giugno scorso e produce 64 MW di potenza elettrica sfruttando l’energia solare. Ecco, starete pensando, è sempre la solita storia, come fanno quattro pannelli fotovoltaici a far sempre parlare di sé? Cosa c’è di nuovo (a parte le potenze in gioco)? C’è bisogno di uno specchio magico per capire come sarà il futuro di questa roba? Ed è qui che vi sbagliate: questa volta si tratta di un processo un po’ diverso: l’energia solare non è utilizzata direttamente in pannelli fotovoltaici per essere trasformata in energia elettrica; essa viene invece concentrata grazie alle migliaia di specchi parabolici su un tubo lungo circa 73 km contenente un fluido che viene così scaldato ed è poi in grado a sua volta di portare ad ebollizione acqua, il cui vapore viene utilizzato per muovere le turbine in grado di generare energia elettrica. Insomma, è molto più difficile spiegarlo che immaginarselo: il tutto è analogo a prendere una centrale a carbone e sostituire la caldaia alimentata a carbone con uno scambiatore di calore che permetta al fluido scaldato dal sole di trasferire la sua energia termica al contenuto della caldaia stessa. Se vogliamo farla semplice e (pericolosamente) accattivante, questo equivale a sostituire la combustione di prodotti fossili con la concentrazione di raggi solari.
La tecnologia su cui Nevada Solar One si basa risale agli anni ottanta ma il suo utilizzo non è mai decollato a causa delle enormi dimensioni richieste dall’installazione di decine di migliaia di specchi e di chilometri di tubi (si pensi soltanto che la centrale elettrica in questione occupa circa 400 acri, ossia più di 1,6 km2, più o meno 230 campi da calcio), e soprattutto a causa del forte innalzamento dei costi dell’energia prodotta in questo modo (15-20 centesimi di dollaro per kWh, contro i 10 centesimi di una centrale a carbone – fonte <a href="http://www.iht.com/articles/2008/03/06/business/solar.php">International Herald Tribune</a>). Quest’ultimo ostacolo nell’ultimo periodo si è però ridimensionato a causa del continuo innalzamento dei prezzi dei combustibili fossili, e questo spiega come mai ci sono già dieci progetti in fase avanzata per centrali di questo tipo in California, Arizona e Nevada oltre a otto centrali in fase di costruzione in Spagna, Algeria e Marocco… stiamo arrivando al punto di svolta? Ecco perché vorrei che questi specchi fossero magici e potessero rispondermi!

<em>Immagine <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Parabolic_trough">wikipedia</a>.</em>
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   <title>La prima mossa: i risultati</title>
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   <published>2008-03-06T10:51:23Z</published>
   <updated>2008-03-06T11:02:08Z</updated>
   
   <summary> Febbraio è finito… e come promesso torniamo a parlare della sperimentazione che ha visto un 747 di Virgin Atlantic volare tra Londra ed Amsterdam alimentato con una miscela di bio-combustibile al 20%....</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/prima_mossa_risultati.jpg"><img alt="prima_mossa_risultati.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/prima_mossa_risultati-thumb.jpg" width="200" height="135" /></a>
Febbraio è finito… e come promesso torniamo a parlare della sperimentazione che ha visto un 747 di <a href="http://www.virgin-atlantic.com/">Virgin Atlantic</a> volare tra Londra ed Amsterdam alimentato con una miscela di bio-combustibile al 20%.]]>
      Come tutti (favorevoli e contrari all’iniziativa) speravamo e immaginavamo, tutto è andato per il meglio e il volo in questione non ha registrato alcuna anomalia di funzionamento sul motore alimentato a bio-combustibile. Quello che è interessante invece è appunto che solo uno dei quattro motori era alimentato con l&apos;innovativa miscela (per evitare di ricorrere a manovre di emergenza nel caso la sperimentazione fosse fallita), il che dimostra che il volo di prova era veramente una “prima mossa” in un mondo da scoprire.
L’altro aspetto decisamente interessante della sperimentazione è la fonte del bio-combustibile stesso: niente semi di soia o alghe ma olio di cocco e di babassu; la crescita e la raccolta di queste materie prime non è in competizione con la produzione di cibo e non richiede ingenti opere di deforestazione, per questo sono state scelte e sono considerate da Richard Branson più “sostenibili” rispetto ad altre.
Lo stesso Branson ha dichiarato che i test dimostrano che sarebbe possibile aumentare la frazione di bio-combustibile nella miscela al 40%, ma non è tutto già pronto come potrebbe sembrare: allo stato attuale infatti il bio-combustibile ha una temperatura di congelamento più alta rispetto al combustibile tradizionale creando quindi problemi alle quote di crociera. Questo, insieme ad analisi più approfondite sul reale impatto ambientale dei bio-combustibili, sarà sicuramente un fronte aperto per la ricerca e lo sviluppo dei prossimi anni.

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   <title>La Norvegia è sempre più vicina a Kyoto</title>
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   <id>tag:www.energyinsight.it,2008://1.34</id>
   
   <published>2008-02-20T15:48:28Z</published>
   <updated>2008-02-20T15:51:59Z</updated>
   
   <summary> Da sabato 16/2, in un centro commerciale alle porte di Oslo, i norvegesi possono acquistare certificati di riduzioni di emissioni di CO2 (i CER approvati dall’ONU); ogni certificato vale 1 tonnellata di CO2 (più o meno la quantità emessa...</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Eolico" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
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      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/norvegia_vicina_kyoto.gif"><img alt="norvegia_vicina_kyoto.gif" src="http://www.energyinsight.it/images/norvegia_vicina_kyoto-thumb.gif" width="200" height="69" /></a>
Da sabato 16/2, in un centro commerciale alle porte di Oslo, i norvegesi possono acquistare certificati di riduzioni di emissioni di CO2 (i CER approvati dall’ONU); ogni certificato vale 1 tonnellata di CO2 (più o meno la quantità emessa da un automobile che viaggia per 5000 km) e costa circa 20 €.]]>
      <![CDATA[È interessante notare che i norvegesi “possono” e non “devono” acquistare i certificati: sembra infatti che la coscienza ambientale del popolo nord europeo abbia portato alcuni a cercare un luogo dove acquistare i certificati per compensare le circa 11 tonnellate pro capite all’anno di anidride carbonica che ognuno di loro emette nell’atmosfera.
Questa ricerca è appunto terminata sabato scorso in seguito all’accordo tra il centro commerciale Stroemmen Storsenter di Oslo e CO2focus, società norvegese che propone a terzi soluzioni per  raggiungere la qualifica di “carbon neutral”; accordo con il quale lo Stroemmen Storsenter ha acquistato 1000 CER, dei quali più di un terzo era già stato venduto entro lunedì a mezzogiorno.
A sua volta, CO2focus ha acquistato i CER da EcoSecurity, una società inglese che li ha ottenuti grazie alla sua partecipazione nello sviluppo di un progetto per la conversione di energia eolica in energia elettrica in India.
Tramite questi passaggi si può in pratica affermare che i norvegesi possono andare al supermercato e contribuire al finanziamento (a fondo perso) di una centrale eolica in India, ossia contribuire a permettere ad un paese in forte sviluppo di saltare parte del percorso che ha reso i paesi oggi “sviluppati” le maggiori fonti di gas serra.
Il fatto che in un giorno e mezzo siano stati raccolti circa 7000 € spontaneamente è sicuramente indice della coscienza ambientale norvegese, quanti ne avremmo raccolti se il centro commerciale fosse stato alle porte di Roma (o qualunque altra città italiana)?

<em>Perché un ipermercato si mette a vendere certificati per la CO2 senza guadagnarci? Basta guardare l’immagine che abbiamo volutamente scelto per questo post. La comunicazione sociale sta diventando sempre più una componente fondamentale  della pubblicità, soprattutto nei Paesi anglosassoni e nel Nord Europa. E’ una ennesima riprova che il business ha ormai adottato l’ambiente perché ne intravede più i ritorni  che i costi. Un meccanismo di accelerazione importante per affrontare utilmente il tema.
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   <title>Gli utenti Apple diventano sensibili ai consumi?</title>
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   <id>tag:www.energyinsight.it,2008://1.33</id>
   
   <published>2008-02-08T14:17:46Z</published>
   <updated>2008-02-08T14:23:19Z</updated>
   
   <summary> Secondo MelaBlog, sembrerebbe in arrivo una nuova applicazione per gli iPhone con la quale controllare il comportamento e i consumi delle prese elettriche di casa....</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
   </author>
         <category term="Elettricità" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="30" label="iPhone" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
   <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.energyinsight.it/blog/">
      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/utenti_apple_attenti_ai_consumi.jpg"><img alt="utenti_apple_attenti_ai_consumi.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/utenti_apple_attenti_ai_consumi-thumb.jpg" width="184" height="200" /></a>
Secondo <a href="http://www.melablog.it/post/5316/current-state-iphone-controllare-i-consumi-energetici-da-iphone">MelaBlog</a>, sembrerebbe in arrivo una nuova applicazione per gli iPhone con la quale controllare il comportamento e i consumi delle prese elettriche di casa.
]]>
      Basta infatti inserire tra la presa e la spina un apparecchio che consente di misurare il flusso di energia elettrica e di comandare anche con timer l’attivazione e la disattivazione della presa stessa, le informazioni e i comandi vengono poi trasmessi via bluetooth  tra l’apparecchio e l’iPhone su cui è installato il programma di gestione.
Il tutto crea un bel giocattolino per i più ecologici fan della mela, peccato però che la trasmissione dei dati sia effettuata solo via bluetooth, in questo modo i comandi di attivazione e disattivazione della presa possono essere inviati solo da breve distanza (forse, come già dicevo, conviene alzarsi dal divano…); resta l’utilità del monitoraggio dei consumi, ma ricordiamoci che misurare e trasmettere i dati sul consumo di energia elettrica fa… consumare energia elettrica in più, per cui è bene che i possessori di iPhone si chiedano quanto tutto questo gli può essere utile…


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   <title>La prima mossa</title>
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   <id>tag:www.energyinsight.it,2008://1.32</id>
   
   <published>2008-01-24T12:00:58Z</published>
   <updated>2008-01-24T12:03:50Z</updated>
   
   <summary> In un momento di forte discussione sul tema dei bio-combustibili, Virgin Atlantic annuncia un punto di svolta nella sperimentazione per l’utilizzo degli stessi sui velivoli commerciali....</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
   </author>
         <category term="Aereo" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="28" label="biocarburanti aerei" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
   <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.energyinsight.it/blog/">
      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/La_prima_mossa.jpg"><img alt="La_prima_mossa.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/La_prima_mossa-thumb.jpg" width="200" height="150" /></a>
In un momento di forte discussione sul tema dei bio-combustibili, Virgin Atlantic annuncia un punto di svolta nella sperimentazione per l’utilizzo degli stessi sui velivoli commerciali.]]>
      <![CDATA[A Febbraio infatti effettuerà il primo test su un Boeing 747-400 equipaggiato con motori GE Aviation in volo tra Londra ed Amsterdam senza passeggeri. Il volo di prova vedrà i serbatoi pieni di bio-combustibile solo al 20%, mentre il restante 80% sarà carburante convenzionale. A tutti coloro che stanno pensando che sostituire solo il 20% è poco, ricordo che questo sarà in assoluto il primo volo di prova effettuato da un velivolo civile, insomma: è un primo passo!
Virgin Atlantic non ha reso nota la provenienza del bio-combustibile che utilizzerà, ma ha garantito che non proviene da fonti che richiederebbero coltivazioni troppo estese per fornirlo (andando così in competizione con la produzione di cibo). A questo proposito è interessante leggere uno <a href="http://www.boeing.com/commercial/environment/pdf/alt_fuels.pdf">studio presente sul sito di Boeing</a>, sulla base del quale ho effettuato quattro “conti della serva”.
Lo studio afferma che per alimentare i soli voli interni USA con bio-combustibile al 15% sarebbe necessaria un’area coltivata a semi di soia pari all’estensione dello stato della Florida (170.451 km quadrati); questo equivale ad affermare che per alimentare l’intera flotta mondiale con bio-combustibile al 100% bisognerebbe coltivare a semi di soia una superficie pari a quella dell’Europa (10.400.000 km quadrati), senza tener conto delle modifiche necessarie ai motori e delle differenze di apporto energetico tra i bio-combustibili e quelli tradizionali.
Lo stesso studio propone invece l’utilizzo di alghe per la produzione di bio-combustibile, affermando che in questo caso per alimentare al 100% l’intera flotta mondiale sarebbe sufficiente coltivare un’area pari all’estensione dello stato del Maryland (32.160 km quadrati, una volta e mezza l’estensione della Lombardia).
A coronamento di questi risultati, già strabilianti in sé, vale la pena considerare che i dati presentati portano ad un contenuto energetico delle alghe 300 volte superiore rispetto a quello dei semi di soia, inoltre la coltivazione di alghe può essere effettuata anche in acqua salata, evitando così lo spreco di acque dolci.
Detto questo, non ci resta che aspettare la fine di Febbraio per vedere i risultati e scoprire i particolari della prova.

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   <title>Uno per tutti</title>
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   <id>tag:www.energyinsight.it,2008://1.31</id>
   
   <published>2008-01-15T11:47:00Z</published>
   <updated>2008-01-24T08:55:01Z</updated>
   
   <summary> Poco tempo fa mi sono imbattuto nella pubblicità di un prodotto sensazionale: l’ultimo ritrovato della tecnologia questa volta è un dispositivo la cui missione è ridurre gli sprechi energetici domestici esorcizzando le sataniche lucine rosse che si impossessano dei...</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Elettricità" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="26" label="spie elettrodomestici" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
   <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.energyinsight.it/blog/">
      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/uno_per_tutti.jpg"><img alt="uno_per_tutti.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/uno_per_tutti-thumb.jpg" width="200" height="150" /></a>
Poco tempo fa mi sono imbattuto nella pubblicità di un prodotto sensazionale: l’ultimo ritrovato della tecnologia questa volta è un dispositivo la cui missione è ridurre gli sprechi energetici domestici esorcizzando le sataniche lucine rosse che si impossessano dei nostri televisori quando li mettiamo in stand by.]]>
      <![CDATA[Il prodotto, onestamente, sembra molto interessante: tutti abbiamo sentito parlare del primo dei <a href="http://www.eni.it/efficienza-energetica/24-consigli.html">24 consigli di ENI</a> per risparmiare energia, ma la maggior parte di noi continua a non applicarlo per semplice pigrizia; per questo l’idea di poter spegnere la televisione al posto di metterla in stand by senza dover cambiare le nostre abitudini è grandiosa!
E così sono andato a spulciare il sito del produttore, e mi è passata tutta la poesia: si tratta di un dispositivo con le stesse funzioni di una classica ciabatta fornita di interruttore, solo che in questo caso l’interruttore è un sensore infrarossi che reagisce ai segnali emessi dal tasto on/off dei telecomandi standard. Quello che nessuno dice è che in questo modo ci limitiamo a spostare il problema: spegniamo i circuiti (e non solo le sataniche spie rosse) del televisore ma teniamo accesi quelli del nuovo apparecchio, che rimane in stand by in attesa di segnali dal telecomando!
Per questo ho concluso che al posto di spendere qualche decina di euro per spostare il problema e avere un altro oggetto in giro mi alzerò regolarmente dalla poltrona per accendere e spegnere il televisore, così combatterò anche l’obesità facendo un po’ di moto!

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   <title>Batterie low-cost</title>
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   <id>tag:www.energyinsight.it,2007://1.30</id>
   
   <published>2007-12-20T14:07:49Z</published>
   <updated>2007-12-20T14:18:08Z</updated>
   
   <summary> Nel 2006 la partnership PSA, Ricardo e QinetiQ ha prodotto Efficient-C, un ibrido basato sul Berlingo Multispace, il quale ha chiaramente dimostrato la possibilità di produrre un veicolo ibrido (diesel-elettrico) con emissioni pari a 100gCO2/km e prestazioni superiori al...</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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   <category term="24" label="batterie ibrido" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
   <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.energyinsight.it/blog/">
      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/batterie_low_cost.jpg"><img alt="batterie_low_cost.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/batterie_low_cost-thumb.jpg" width="200" height="138" /></a>
Nel 2006 la partnership PSA, Ricardo e QinetiQ ha prodotto Efficient-C, un ibrido basato sul Berlingo Multispace, il quale ha chiaramente dimostrato la possibilità di produrre un veicolo ibrido (diesel-elettrico) con emissioni pari a 100gCO2/km e prestazioni superiori al modello equipaggiato con motore turbo-diesel.
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      <![CDATA[Ad oggi però ci sono ancora due aspetti problematici nella produzione di veicoli ibridi, ed entrambi riguardano le batterie: la massa e il costo (da notare che il costo di produzione dell’Efficient-C è di circa 4.000 € superiore rispetto al Berlingo Multispace).
Il progetto <a href="http://www.ricardo.com/media/pressreleases/pressrelease.aspx?page=93">RED-LION</a> (da Reduced cost Li-ion), portato avanti da <a href="http://www.qinetiq.com">QinetiQ</a> e <a href="http://www.ricardo.com">Ricardo</a> e parzialmente finanziato dal Ministero dei Trasporti Britannico, ha come obiettivo proprio la riduzione ad un terzo dei costi delle batterie rispetto a quelle convenzionali e il risparmio di metà della massa (a parità di energia stoccata).
Poiché alle batterie compete un terzo del delta costi tra la produzione di un veicolo ibrido e quella del suo omologo a propulsione tradizionale, se il progetto dovesse produrre i risultati sperati sarebbe un grosso balzo in avanti nella roadmap per la commercializzazione di veicoli ibridi ad elevate prestazioni ed emissioni inferiori ai 100gCO2/km.
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   </content>
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   <title>Bella la vita eh?</title>
   <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.energyinsight.it/blog/bella_la_vita_eh.html" />
   <id>tag:www.energyinsight.it,2007://1.29</id>
   
   <published>2007-12-12T17:58:28Z</published>
   <updated>2007-12-12T18:04:50Z</updated>
   
   <summary> Ebbene sì, oggi è tutto pronto all’uso: per avere acqua corrente ci basta aprire il rubinetto in cucina o in bagno, per mangiare una bistecca è sufficiente fare un giro al supermercato, per avere luce basta premere un interruttore,...</summary>
   <author>
      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Auto/moto" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
         <category term="Petrolio" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="22" label="scarsità di benzina" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
   <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.energyinsight.it/blog/">
      <![CDATA[<a href="http://www.energyinsight.it/images/bella_la_vita.jpg"><img alt="bella_la_vita.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/bella_la_vita-thumb.jpg" width="150" height="200" /></a>
Ebbene sì, oggi è tutto pronto all’uso: per avere acqua corrente ci basta aprire il rubinetto in cucina o in bagno, per mangiare una bistecca è sufficiente fare un giro al supermercato, per avere luce basta premere un interruttore, e per avere benzina basta andare dal distributore sotto casa… benzina? No, no! Oggi benzina non ce n’è, soprattutto nelle grandi città dove è la paura a farla da padrona: in tanti stamattina correvano verso i distributori, sperando di trovarne uno non ancora a secco, e sono convinto che molti di questi non lo facevano per necessità ma per paura di rimanere con il serbatoio vuoto (ho visto il proprietario di un cinquantino scassato fare il pieno, comprare una tanica da 10 lt e riempire anche quella…).]]>
      Nella vita di tutti i giorni è talmente facile approvvigionarsi di quel che ci serve che la tendenza è di dimenticarsi di tutta la struttura produttiva e distributiva che ci permette di affrontare quella che per tutti noi è la quotidianità.
Chi di noi sarebbe disposto a macellare una mucca, o a tirare il collo ad un coniglio, per procacciarsi la cena? Il solo pensarlo ci fa venire per un attimo il panico per quel povero animale… ma si fa presto a dimenticarlo, in fondo è buono e necessario! Parallelamente, e provocatoriamente, chi di noi potrebbe prodursi autonomamente la benzina necessaria alla sua quotidianità?
Per questo giornate come oggi possono essere prese come spunto per riflettere non solo sulle conseguenze del nostro consumo energetico (tema molto importante ma anche molto, ahimé, di moda) ma anche su quelli che sono i fattori abilitanti, che oggi sono minacciati da uno sciopero temporaneo e domani potrebbero essere minacciati da scarse riserve. È importante ricordare che anche questi fattori generano la necessità di sviluppare nuove fonti energetiche. E aggiungo: fonti che siano facilmente decentralizzabili, perché tagliare i costi energetici della distribuzione è equivalente a consumare meno energia per ottenere gli stessi risultati, e questo sarebbe un gran risultato, non solo per coloro che hanno più a cuore i problemi ambientali.
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   <title>Verde o diesel? Idrogeno, grazie!</title>
   <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.energyinsight.it/blog/verde_o_diesel_idrogeno_grazie.html" />
   <id>tag:www.energyinsight.it,2007://1.27</id>
   
   <published>2007-11-27T15:47:25Z</published>
   <updated>2007-11-29T16:57:19Z</updated>
   
   <summary> Nonostante le proposte e le decisioni, come quella di equipaggiare l’Autobrennero con impianti di distribuzione dell’idrogeno entro il 2010, questa è una frase che a breve termine difficilmente sentiremo pronunciare durante le nostre scampagnate....</summary>
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      <name>Stefano Cattaneo</name>
      
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         <category term="Auto/moto" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
         <category term="Idrogeno" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
   
   <category term="18" label="Honda Home Energy Station" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
   <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.energyinsight.it/blog/">
      <![CDATA[<img alt="energy_station.jpg" src="http://www.energyinsight.it/images/energy_station.jpg" width="160" height="240" />
Nonostante le proposte e le decisioni, come quella di equipaggiare l’Autobrennero con impianti di distribuzione dell’idrogeno entro il 2010, questa è una frase che a breve termine difficilmente sentiremo pronunciare durante le nostre scampagnate.]]>
      <![CDATA[E proprio per spezzare il circolo vizioso che vede da una parte i produttori di automobili, restii a mettere sul mercato veicoli ad idrogeno a causa della inesistente diffusione degli impianti di rifornimento, e dall’altra i gestori degli impianti che non si preoccupano della distribuzione dell’idrogeno perché non c’è un parco circolante di mezzi che lo utilizzano, Honda intende commercializzare una “Home Energy Station” che decentralizzi la produzione di idrogeno permettendo di fare rifornimento ognuno a casa propria.
Ma la “Honda Home Energy Station IV” non si limita a questo: rifornendosi di gas naturale tramite la rete domestica genera infatti idrogeno fornendo allo stesso tempo calore, acqua calda ed elettricità alla casa alla quale è collegata, permettendo così un ampio risparmio sulla bolletta elettrica. E il risparmio non è tutto qui: secondo <a href="http://rss.businessweek.com/~r/bw_rss/autos/~3/191760129/bw20071127_309229.htm">businessweek</a> la Energy Station IV è in grado di espletare le sue funzioni riducendo le emissioni di CO2 del 30% e il costo dell’energia elettrica del 50%.
In pratica la Energy Station IV è in grado di produrre idrogeno dal gas naturale tramite un processo di reforming, l’idrogeno prodotto viene quindi inviato ad un blocco di fuel cells che producono l’energia elettrica e il calore necessari al fabbisogno della casa. Quando invece il consumo immediato non è richiesto, l’idrogeno viene immagazzinato in serbatoi pressurizzati per l’utilizzo successivo o per il rifornimento della FCX Clarity, la nuova auto alimentata a fuel cells che inizierà ad apparire in commercio in California la prossima estate.
Ci sono però due note negative:
•	non sono ancora di pubblico dominio le specifiche di potenza e di consumi e la data prevista di commercializzazione (ma non abbiamo fretta);
•	e quel che è peggio è che, pur avendo diminuito gli ingombri del 70% rispetto alla versione precedente, l’unità in questione è ancora decisamente grande, tanto da richiedere un bel cortile privato per poterla installare… non proprio alla portata di tutti eh?
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